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Ricordo di Antonio Margheriti - Anthony Dawson
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E' morto il 4 novembre 2002 il regista Antonio Margheriti, 72 anni, romano, noto con lo pseudonimo di Anthony Dawson. Maestro del cinema di genere, ha spaziato tra fantascienza, e i generi mitologico, horror, western e fantastico-avventuroso, raggiungendo una certa celebrità anche all'estero. Pubblichiamo un ricordo dell'amico e sceneggiatore Ernesto Gastaldi.
"Tu sei, tu sei, tu sei..." cominciava sempre così negli ultimi vent'anni un mio incontro con Antonio Margheriti "tu sei....??? è che io ho quella malattia... come si chiama... come si chiama...???". e ci si abbracciava sghignazzando.
L'ultimo incontro a marzo di quest'anno a La Sapienza di Roma dove abbiamo tenuto insieme una conferenza alla Facoltà di Lettere Moderne sul cinema di fantascienza e di paura.
Antonio era un genio anche se recitava la parte dell'umile artigiano e si divertì molto quando io aprii la conferenza dicendo che se lui era il grande regista io, quando scrivevo i suoi copioni, ero Shakespeare.
Io e Antonio ci incontrammo la prima volta nel 1962. Luciano Martino debuttava nella produzione cinematografica con una mia sceneggiatura
intitolata "I Giganti di Roma" e Margheriti venne chiamato a dirigerla. Antonio era nella sua fase alcolica: girava con una fiaschetta di whisky
nella tasca posteriore dei pantaloni e di tanto in tanto ingollava un sorso con una smorfia di assoluto disgusto. Ci mise qualche anno a smettere.
Sul set era bravissimo a risolvere situazioni disperate con piccoli geniali trucchi, come quando per un film di fantascienza creò un modellino di una base su Venere con qualche scatola di fiammiferi Minerva posata su un piano
di vetro coperto da colla di pesce illuminata da sotto con una luce rossa che la faceva sembrare incandescente: un effettone.
Antonio ha diretto film di ogni genere, una sessantina, quasi tutti di buon esito commerciale, da "Space Men" a "I lunghi capelli della morte" a "L'isola del tesoro".
Apparteneva a quel nostro cinema, sottovalutato dalla critica italiana ma ben valutato nel resto del pianeta, che manteneva in piedi la nostra
industria cinematografica e permetteva agli "artisti" di poter creare le loro opere d'arte.
Quel cinema che fece affluire in Italia fiumi di valuta pregiata e che permise alla nostra cinematografia di produrre per anni al ritmo di oltre 300 film all'anno. Perchè il cinema è un'industria di prototipi e nessuno è mai certo della qualità di un singolo prodotto, però se si producono 300 film è assolutamente certo che una cinquantina saranno buoni e una decina ottimi, facile che ci scappino anche un paio di capolavori. Ma se di film se ne producono solo cinquanta rischiano di essere tutti miseri, con pochi mezzi, bruttini, senza sbocchi di mercato.
Oggi l'industria cinematografica italiana non esiste più, distrutta negli anni Ottanta dalla folle messa in onda di decine e decine di film sugli schermi TV pubblici e privati che ha fatto perdere alla nostra economia almeno 50mila posti di lavoro... anche se di questo, nelle campagne
elettorali, mai nessuno parla!
Un rimpianto per un film con Antonio mai realizzato: "Il terremoto di Messina". Io e Pizzi scrivemmo un grosso copione e Sofia Loren doveva essere l'interprete di uno degli episodi più importanti. Antonio era gasatissimo.
Ci provarono a produrlo sia Carlo Ponti che Goffredo Lombardo e ultimo io che tentai di coprodurlo con la LenFilm di Leningrado pochi mesi prima che diventasse la San Pietro Film di San Pietroburgo e il rublo carta straccia...
C'eravamo incontrati ancora, Antonio e io, nell'autunno del 2001 perchè il vecchio produttore Vasile pareva intenzionato riprovarci. Non lo sapevamo, ma sentivamo che non avevamo più tempo sufficiente.
Antonio se n'è andato e con lui quel cinema artigiano che permise al cinema italiano di diventare grande.
Ernesto Gastaldi
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Un ricordo di Antonio Margheriti Anthony Dawson
scusa, com'è il festival? anticipazioni panoramica
programma: 11 - 12 - 13 - 14 - 15 novembre 2002 "Americana"
musica&festival
la tua Torino
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Concorso Lungometraggi
Grazie
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