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Retrospettive: Aleksandr Sokurov
L'erede spirituale di Tarkowsky? Gli appassionati non si lascino sfuggire il sito ufficiale (anche in russo) e la retrospettiva che il Torino Film Festival gli dedica. Nato nel 1951 in Russia, figlio di un veterano della IIa Guerra Mondiale, iniziò da studente a lavorare per la Gorky television come assistente alla produzione. Cinematograficamente troppo precoce secondo la commissione di stato: fu subito osteggiato il suo lavoro di laureando “The Lonely Voice of a Man,” basato su una storia originale di Andrey Platonov; lo "salvarono" l'apprezzamento e l'intervento di Andrey Tarkovsky in persona, e ne nacque una solida amicizia. Fu Tarkovsky a raccomandare l'amico allo studio cinematografico “Lenfilm” nel 1980. Ma ancora per parecchi anni la censura non permise proiezioni pubbliche dei suoi film. Dovrà aspettare la fine degli anni '90 per sentirsi chiedere di rappresentare la cinematografia russa all'estero. Gira molti documentari, soprattutto in Giappone dove ha numerosi estimatori.
Il suo più recente progetto è uno studio di produzione indipendente “Bereg,” per la produzione di documentari.
Arriva al Torino Film Festival dopo il suo ultimo "Arca russa", che verrà presentato per la prima volta in Italia in alta definizione. La retrospettiva torinese è la prima mai realizzata che comprenda l’intera opera del regista, con diverse copie ritrovate e ristampate nei formati originali, compresi i primi film girati per la televisione di Gorki, percorrendo per la prima volta il percorso artistico con Elegia (1985) e le 7 "Elegie" che seguiranno, Il secondo cerchio (1990), Madre e figlio (1997), Moloch (1999), Taurus (2001), Padre e figlio (2003). |