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Il Gioco della Sceneggiatura bis: on-line da Torino
Ciao a tutti!
Rieccoci qui con il nostro laboratorio sperimentale online: per giocare in quello "vero" a Torino, venite a trovarci nello spazio "Leggere di Cinema": ci saremo tutti i giorni fino al 22 novembre, pomeriggio-sera compatibilmente con gli incontri programmati nel cartellone "autori".
Per il gioco in Internet: proviamo a scrivere insieme la nostra storia a puntate: ogni giorno ne sceglieremo una tra quelle che ci manderete.
Partiamo con una situazione? ..... mmmmh.... potrebbe essere questa:
1) Siamo in una piccola stazione ferroviaria. Vediamo una donna sui cinquant'anni con molti bagagli, ancora molto bella, visibilmente stanca, con il gatto del capostazione che le gira intorno. E anche il capostazione
(La privacy è privacy, ma chissà chi è questa signora, cosa porta nei bagagli, dove va, e se il capostazione se la sta filando o è solo curioso...? Se volete provare a iniziare a dare qualche risposta... )
16/11
2) Nel suo tailleur di lino bianco pensò che non era poi male per essere tanto malridotto. Infatti l'uomo claudicante camminava a fatica e dimostrava molto più dei quarant'anni che probabilmente aveva. La guardava con la coda dell'occhio, tentando di proporsi come maschio. "Patetico..." pensò lei, passandosi una mano fra i capelli biondi. Provò piacere nel sentirli morbidi e vaporosi: la parrucchiera sapeva il fatto suo. Si tolse gli occhiali da sole, ed iniziò a pulirli, più per fare qualcosa che per altro. Il gatto si strofinava alle valigie ora. Forse anche il capostazione avrebbe voluto farlo con lei... "Che sciocca sono.." pensò. Si vergognò di quel pensiero e si rimise gli occhiali. Guardò l'orologio: mancava ancora un quarto d'ora; significava sciropparsi ancora per quindici minuti l'uomo e il suo gatto spelacchiato. Si guardò intorno cercando di ignorarlo senza offendere. "Non c'è nessuno.. che razza di posto". Solo le cicale frinivano in quel mattino d'estate promettendo ancora tempo bello. La brezza leggera muoveva le foglie dei pioppi. Provò a rilassarsi.
Inutilmente però, perchè quel pensiero fisso le si riaffacciava, nonostante lo infilasse nel pozzo profondo del dimenticatoio. Risbucava fuori e la faceva stare male. Pensò di usare un'altra tattica per sconfiggerlo ."Devo affrontarlo", ma sentiva avanzare l'angoscia, come se una parte di sè si ribellasse al resto. Un'altra persona l'aveva affiancata ora. Un altro viaggiatore. Non sembrava del posto, non sembrava proprio calabrese. Distolse lo sguardo e riprese il duello con se stessa. Doveva prendere una decisione. Era una cosa davvero importante: ne andava del suo futuro. Temeva le decisioni. Era terrorizzata dal dover decidere in prima persona su fatti imponderabili. Ed il futuro è davvero imponderabile...Raffaella Matera
Oh, che piega sta prendendo...! Dunque, abbiamo il goffo corteggiamento di un capostazione male in arnese (un saluto ai capistazione!) e una "decisione da prendere", un pensiero che si riaffaccia. Parliamo di qualcosa che ancora non conosciamo o la signora è davvero colpita dalle attenzioni dell'uomo?
(E tu, Raffaella, chi sei? da dove ci scrivi?)
17/11
3) ”Signora Patrizia”. La donna si voltò. Un terzo uomo, baffuto, scuro di carnagione, ossuto e con occhi neri mobilissimi la stava guardando, appoggiato alla porta della sala d’aspetto. Un altro era seduto proprio all’ingresso del bar, e facendo finta di leggere un vecchio giornale, la sbirciava di tanto in tanto da sotto gli occhiali bifocali. Ma la voce veniva da un altro punto: come dire, dal basso. Di fronte a lei ora stava un bambino. La fissava. La donna ne fu quasi spaventata. Il ragazzino – non poteva avere più di 8 anni – le porse un mazzetto di fiori di campo, un po’ scomposti. “Non vada via, signora Patrizia”. Gianmattia Vettinis
Mmmmh... mistero.
E Raffaella? Il sito internet che ci hai dato come riferimento per rintracciarti sembra perennemente in loading... mistero nel mistero.
18/11 "Sei molto caro, ma ormai..." La signora sorrise, chinandosi. Ma un processo non si dimentica con un mazzolino di fiori e gli occhioni di un bimbo... Patrizia si sentiva stanca, e sola. Bella, ma stanca, sola, svuotata". (Claudia Furno)
Ahi ahi... Interessante. Chi siete, egregi sceneggiatori? Scriveteci!
19-20/11
Come si dice... scusate il ritardo, ma non è stato semplice scegliere la puntata successiva, e il tempo qui è sempre poco...
Grazie a Claudia per il messaggio molto simpatico, e auguri per la tua giovane impresa!
L'amarezza era tanta. Additata per anni come "la vedova allegra", se tutto andava bene. Spiata dagli uomini, evitata dalle donne. Il marito morto ammazzato come un cane su una strada poco lontano da casa; nessun motivo, nessuna minaccia, né rapina, né 'ndrangheta né altro, niente di niente, nessuna traccia. Morto per nulla. O ammazzato da lei? Era stata interrogata per giorni, da poliziotti con gli occhi fissi sulla scollatura, forse distratti dal suo profumo. Perché lei, malgrado il dolore, aveva capito che non doveva perdere la testa, l'equilibrio. Aveva capito che addossare la colpa su di lei sarebbe stato comodo per chi - per errore o no - aveva ucciso il suo Bruno, conosciuto a una cena di amici a Milano, tanti anni prima, così affascinante da spingerla a chiedere il trasferimento per stare vicina a lui. Ultimamente con Bruno le cose non andavano molto bene, e in paese si era risaputo; la sua gelosia non le dava tregua, e Patrizia si era rifiutata di rinunciare ai suoi abiti, alle sue abitudini, alle corse in calzoncini la mattina presto... Ma era passato molto tempo. Però le litigate furiose se le ricordavano tutti. E tutti pensavano che oltre a Bruno... E ora c'era questo bambino, di fronte a lei. Era figlio del suo vicino di casa, e aveva perso la mamma pochi mesi prima. Lo aveva tenuto sulle ginocchia, lo aveva aiutato a fare i compiti. Avevano cantato canzoni insieme. E ora anche lei partiva. Ma basta l'affetto di un bambino a farti rimanere in un paese dove hai solo da perdere? Continuava a fissarlo, senza capirsi più (E. Carinne)
Non ci sembra niente male, caro/cara E.! come si prosegue?
21/11/2001 Non aveva il coraggio di confessare a se stessa che era legata da profondo affetto a quel bambino, a quello sguardo schietto e delicato insieme che riusciva - come pochi - a sondare il fondo della sua anima (perche' - lui lo sapeva - lei ce l'aveva un'anima!), che sembrava trattenerla, aggrapparsi a lei, quell' affetto che avrebbe destinato ad un figlio, se l'avesse avuto. Uno dei suoi piu' grandi rimpianti. E ora lui aveva disperatamente bisogno di lei, come un figlio di sua madre, quanto lei cercava qualcosa o qualcuno di cui occuparsi. Se la sarebbe cavata, certo, ma chi avrebbe ritrovato a Milano, chi ci sarebbe stato dei suoi vecchi amici ad aspettarla alla stazione...ormai ognuno aveva la sua vita, una famiglia a cui pensare, era finito il tempo in cui ci si trovava tutti quanti a far baldoria fino all'alba. Non era piu' sicura che - come aveva creduto fino a ieri - il suo cuore fosse rimasto nella sua citta' natale, cosi' intima e calda nelle serate avvolte di grigio...in fondo questa terra arida di sole spietato le aveva riservato qualcosa di speciale, di quasi inconfessabile, che non credeva neanche di meritare - "Signora Patrizia, le sta squillando il cellulare...!". Eva Angeli, Torino
Bravi, bravissimi! Grazie ad Eva che è venuta a trovarci allo stand (dove è in gioco anche la velocità, oltre all'improvvisazione, quindi i soggetti escono per forza di cose più superficiali...) ) ma ha preferito riflettere con più calma sulla storia in Internet.
Grazie ad Enzo Carinne, che scrive da Ancona, e a Gianmattia di Lucca. Tutti i "pubblicati" di questa storia online vengono premiati: bella notizia, vero? Allora vi aspettiamo questa sera, giovedì alle 19. chi può, naturalmente. Eva, ci sei? Per gli altri, ci affideremo alla posta.
La storia però... continua! Dài!
Scriveteci la vostra puntata in e-mail all'indirizzo: leonediplastica@yahoo.com
buon lavoro!
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