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George A. Romero

RETROSPETTIVA

"Hey ragazzi, noi ascoltavamo i Bee Gees..."


Uno degli avvenimenti più importanti di questa edizione del Torino Film Festival è sicuramente la retrospettiva dedicata George Andrew Romero, probabilmente il più grande regista di genere vivente. L'occasione per i fan del regista è davvero imperdibile, verrà infatti riproposta la sua intera filmografia comprendente tra gli altri la Trilogia dei morti viventi, il presocchè inedito "Knightriders" e l'ultimo attesissimo "Bruiser". Romero nel corso della sua trentennale carriera ha rivoluzionato il cinema horror restituendogli dignità, dopo gli eccessi dei B movies anni '50, e connotandolo di valenze autoriali fin lì sconosciute.
Il regista nasce a New York il 4 febraio 1940 e, dopo aver studiato teatro, arte e disegno si diploma nel 1961. Realizza con pochi mezzi alcuni piccoli film amatoriali e lavora nel campo della pubblicità.
La notte dei morti viventi
Nel fatidico 1968, coinvolgendo amici, parenti e attori non professonisti e con un budget esiguo (114.000 dollari), sconvolge il mondo con un'opera prima di impatto devastante: "The night of the living dead". Per ragioni non chiarite i morti tornano in vita e allo scopo di cibarsene attaccano i vivi, qui rappresentati da una piccolo gruppo di persone (un campionario di orribile umanità), assediandoli in una casa in una squallida campagna. I morti cercheranno in tutti i modi di entrare e di saziare la loro incontenibile fame e i vivi opporranno una disperata resistenza, sopravviverà solo Ben, "un negro". Fuori intanto la follia dilaga apparentemente arginata da un gruppo di cacciatori che cercherà di decimare gli zombies per ristabilire una sorta di ordine. Girato nei dintorni di Pittsburgh (dove Romero ha sempre vissuto in una sorta di isolamento) in un bianconero spettrale il film è rivoluzionario per tematiche molto poco metaforiche e situazioni (per esempio una figlia che tenta di mangiarsi la madre che non vuol capire che oramai la piccolina è uno zombie), verrà distrutto dalla critica e relegato nei drive-in per lo spettacolo di mezzanotte. Il passa-parola si sa è la miglior pubblicità per una pellicola e infatti il successo di pubblico è clamoroso ma la banda di Romero vedrà pochissimi soldi per problemi burocratici con i distributori (quella di non guadagnare sarà una costante per il regista che farà sempre acrobazie sovrumane per girare).
Dopo il folgorante esordio, nel 1972, il regista spiazza tutti e realizza (con circa 100.000 dollari) "There is always vanilla" una delicata commedia con risvolti sentimentali e morali (il film si credeva perduto ma una copia rinvenuta per caso di recente ne ha permesso la stampa su videocassetta in America). E' un flop assoluto.
la stagione della strega
Nel 1973 Romero scrive e dirige (col solito budget) "Jack's Wife" (o The season of the Witch). Il film racconta la storia una casalinga affetta da turbe psichiche che inizia ad interessarsi alla stregoneria. In molti hanno visto in questa pellicola risvolti femministi; si tratta invece di una dissacrazione, in puro stile romeriano, sui miti e sugli effetti generati dalla creduloneria delle persone. Ancora una volta il pubblico si aspetta un horror e rimane deluso. (Il film fu distribuito anche con il titolo Hungry Wives con l'evidente intenzione di spacciarlo per un simil porno).

Sempre in quell'anno Romero "torna" al primo amore realizzando un film inquietantemente profetico:"The crazies"("La città verrà distrutta all'alba"). La vicenda narrata è quella di alcune persone che tentano di salvarsi da un virus originato da esperimenti batteriologici. Il micidiale batterio colpisce gli abitanti di una cittadina rendendoli pazzi e protagonisti di gesti inconsulti e minacciando di propagarsi in modo irreversibile. Interviene l'esercito composto da soldati non meno alienati e pazzi, tanto che i cittadini che tentano di liberarsene più che mostri sembrano le vere vittime della iper-razionalità che li ha creati. Le immagini dei soldati in tuta bianca sono le stesse sconvolgenti che vediamo in questi giorni in America dopo la diffusione della polvere di Anthrax. Profetico Romero... martin Dopo l'ennesimo disastro ai botteghini, il regista decide che per un po' si può staccare la spina e inizia a torturarsi facendo televisione. Il ritorno è del 1976 con "Martin" (ed. it. "Wampyr") primo film girato col nuovo socio produttore Richard Rubinstein. La vicenda è ambientata in una squallida periferia come tante e parla di un ragazzo, Martin appunto, con problemi di personalità che va a vivere con il vecchio bigotto parente Tati Cuda che lo ritiene un vampiro e lo vuole controllare. Il giovane in effetti è una sorta di tossicomane che ha continuamente bisogno di uccidere per "nutrirsi", ma è anche fragile irrimediabilmente solo. Troverà uno spiraglio di luce innamorandosi e credendo, di conseguenza, di poter avere una vita normale. Il film ,pur essendo girato in modo magistrale, viene distribuito male e rimontato risultandone massacrato, al solito non ne viene capita l'importanza. La novità sta nella distruzione del mito del vampiro; da essere ambiguo, romantico è qui rappresentato come un disadattato, fallito ragazzo qualsiasi. Eppure non si può non innamorarsi di questo tenero e oscuro essere e si soffre con lui fino al tragicissimo finale, ancora una volta ci si identifica nel "cattivo", è ancora lui la vittima...
Nonostante i notevoli insuccessi commerciali, nell'ambiente Romero è rispettato e ammirato. Nel 1978 ha l'occasione della vita e non fallirà. Per la prima volta infatti, grazie anche all'amico (e qui collaboratore e coproduttore) Dario Argento, il regista di Pittsburgh ha a disposizione un notevole capitale per girare il seguito del suo primo film. Il secondo capitolo si intitolerà: "Dawn of the Dead" (ed. it. "Zombie"). Un gruppo di fuggiaschi per scappare dall'inferno in terra scatenato dagli zombi (che stanno attaccando tutte le città d'America in modo inarrestabile) si rifugia dentro un enorme centro commerciale dove tenterà di sopravvivere...
La trama è esilissima ma la metafora sull'orrore del consumismo regge alla grande e da sola costituisce la parte "autoriale" della pellicola. Ancora una volta i mostri sono gli uomini e i morti viventi sono solo mostruose vittime della loro follia. Romero spinge l'Horror a livelli visivi mai visti, la messa in scena è memorabile: la fotografia è agghiacciante, le luci sono stranianti, la colonna sonora (odiata da qualcuno) farà storia. Il film sarà anche ricordato come uno dei più efferati mai visti: lo splatter è raccapricciante e nulla viene risparmiato alla vista nemmeno nelle più truci scene di cannibalismo (gli effetti speciali sono, come in tutti i film di Romero, di Tom Savini amico inseparabile e anche più volte attore).
Il film a fronte di un milione di dollari speso per realizzarlo ne incasserà cinquantacinque e sarà un notevole succeso di pubblico.
knightriders
Finalmente baciato dalla fortuna Romero può fare ciò che vuole e, ancora una volta, spiazza clamorosamente il suo pubblico realizzando Knightriders (inedito in Italia). Il film parla di un gruppo di motociclisti che vivono secondo il codice cavalleresco dei Cavalieri della Tavola Rotonda incarnandone la lealtà morale e l'onore... Secondo non pochi dei non molti fortunati spettatori italiani si tratta di un capolavoro, ma ancora una volta gli incassi sono deludentissimi...

creepshow
Nel 1982 il regista intraprende un progetto più commerciale: "Creepshow". Assieme a Stephen King (suo amico) decide di scrivere un film ad episodi che renda omaggio alla storica casa di fumetti horror anni '50: la Entertaining Games. Il risultato, deriso da alcuni, non è disprezzabile in rapporto all'intento iniziale e va benino come incassi.
ilgiornodeglizombi
Nel 1984 Romero decide di proseguire la sua saga sui morti e mette in preproduzione il terzo capitolo: "Day of the dead". La lavorazione sarà soffertissima, ma ancora una volta il risultato è di classe. L'idea iniziale prevede zombies intelligenti e autosufficienti e altri spunti non meno strabilianti, ma l'esiguita del budget, dovuta anche all'incapacità di limitarsi nelle scene splatter, lo costringe a ripensare la storia più volte.
La storia è quella dell'incompatibilità tra un gruppo di militari e di un gruppo di scienziati, assediati dagli zombie, che tentano di trovare una soluzione al problema che ha distrutto la terra... Passo dopo passo la speranza scompare sempre di più tra personaggi gretti e situazioni paradossali. Dopo un tripudio di efferatezze, al solito ultra-particolareggiate, il film scivola verso la classica disastrosa fine appena "addolcita" da una scena finale ottimista, messa per far distribuire la pellicola...
monkey
Tra i vari temi "alti" affrontati da Romero c'è anche quello dell'abuso della scienza nei confronti degli animali, tema trattato in "Monkey Shines: an experiment in fear"(1988). Alan a seguito di un incidente rimane paralizzato. Un suo amico gli regala Ella una scimmietta intelligentissima addestrata per aiutarlo. Dopo un inziale diffidenza, Alan stringe un rapporto molto intenso con l'animale, quasi morboso. La scimmia, la cui personalità è stata alterata da iniezioni di tessuto celebrale umano, inizierà ad aiutare un po' troppo il padrone eliminando di fatto le persone ritenute invadenti...
Il film è un gran bel Thriller solido e anticonformista, visivamente ben girato e sicuramente sottovalutato. Peccato che anche stavolta siano in molti a non pensarla cosi...
Due occhi diabolici
Dario Argento e Romero collaboraranno ancora ad un film diviso in due episodi ispirati ad altrettanti racconti di Poe: "Due occhi diabolici". La sceneggiatura dell'episodio di George è debole ma alcuni tocchi da maestro la rivalutano.
Nel tentativo di trovare un soggetto valido Romero cerca di adattare un romanzo di Stephen King. S'invaghirà del monumentale "The Stand" ma i costi sono proibitivi, proverà con "Pet semetary" ma i i diritti appartengono all'ex amico Rubinstein... "ex"...


the dark half
Girerà nel 1992: "The Dark half"il cui soggetto non è originalissimo ma il tema del doppio, carissimo a King, viene qui trattato in modo originale e vitale confortato al solito da una regia perfetta e asciutta. La casa produttrice per cui stava lavorando il regista fallirà durante le riprese per cui solite traversie distributive, solito finale rimontato, solito inevitabile insuccesso di pubblico.
bruiser Nell'ultimo decennio le voci riguardanti la prossima fatica di Romero si sono accavallate; si è parlato di un film tratto dal celebre videogioco "Resident evil" (di cui ha girato uno spot assieme a Screaming Mad George, collaboratore di Brian Yuzna, prima di essere licenziato dalla produzione). Avrebbe poi dovuto dirigere "The Mummy" (successo notevole al boteghino) ma ha dovuto rinunciare essendo sotto contratto con la New Line Productions, che pagava lui e il suo fidato Peter Grunwald per scrivere copioni puntualmente archiviati... Si dice anche che Martin Scorsese si sia interessato ad un suo vecchio script: "Before I Wake", ma chi doveva mettere i soldi del progetto pretendeva Sharon Stone i cui manager non volevano compromettersi con un horror-movie...
Tuttavia George Andrew è riuscito tra mille difficoltà, grazie all'interessamento del francese Canal Plus, a realizzare "Bruiser", primo lungometraggio dal 1992, la cui proiezione rischia di diventare l'Evento del festival. Festival in cui come si diceva verrà proiettata l'intera filmografia di cui molte pellicole hanno dovuto essere ristampate per l'occasione e di alcune sarà prima volta assoluta su grande schermo in Italia...
Che tipo di film sarà Bruiser? Si tratta della ripresa di un tema molto caro al regista, quello della perdita di identità dovuta al mostrificarsi della società, la cui assenza sfocia in frustrazione che inevitabilmente porta a violenza....
Henry (Jason Fleming) lavora come giornalista per la rivista di Miles (Peter Stormare): Bruiser appunto. Conduce una esistenza mediocre e inignificante fatta di umiliazioni varie. Una mattina si sveglia senza faccia con una sorta di maschera neutra al suo posto.... Ennesima martellata anarchica proveniente da Pittsburgh, dunque il film ci restituisce un Romero sempre più agguerrito (qualcuno definì il suo un cinema di guerriglia), che ritrova il gusto di attentare alla tranquillità dell'american "way of life" minandone le fondamenta ed evidenziandone il sempre più tendenzioso assoggettamento alle regole dell'ultraconsumismo e della perdita di identità che ciò comporta.
Il film interessa anche perchè il regista (grazie agli splendidi produttori francesi) finalmente ha avuto il "final cut" e il controllo totale delle riprese. La regia è infatti magnifica, virtuosamente coaudiuvata da un uso della fotografia molto estetico e orginale. La colonna sonora, dopo che le ultime due furono imposte dai produttori, torna a Donald Rubinstein (fratello del soci Richard) ed è splendidamente arricchita da due brani di "Misfits" e uno dei redivivi "A-ha".
E il futuro? Si sa dell'inizio della pre-produzione di "La bambina che amava Tom Gordon" (ancora da King) e si parla del "Twilight of the Dead" quarto attesissimo capitolo della saga più terrificante di sempre.
Ma ciò che conta è che George sia tornato, e sapere che il più grande talento indipendente mai espresso sia ancora al lavoro è un buon auspicio per il futuro, futuro che Romero ci ha mostrato, sempre in anticipo, in continuo disfacimento con i suoi splendidi, profetici, inarrivabili film...

Romero


"Quando non ci sarà più posto all' Inferno i morti cammineranno sulla terra."
"Zombie" di George A. Romero, 1979



Bibliografia
"George A. Romero. La notte dei morti viventi", di Dario Buzzolan, Lindau-Universale Film, 1998.
"Morte in diretta.Il cinema di George A.Romero",
di Mauro Gervasini, Falsopiano/Cinema, 1998.
Copyright © 2001 VeniceDream srl per
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