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Sopralluoghi...nel calcio
SOPRALLUOGHI ITALIANI
Sopralluoghi...nel calcio
Quest'anno Il "Torino Film Festival" nella sezione "Sopralluoghi italiani" riscatta alla grande con ben tre documentari-reportage, un settore, quello calcistico, solitamente trascurato dalla cinematografia ufficiale, alquanto avara di pellicole sul mondo del calcio, con pochi risultati spesso discutibili. E' difficile trovare una spiegazione al fatto che lo sport nazionale, il gioco più amato (e di conseguenza detestato, se consideriamo l'altro lato della medaglia, quello femminile...) dagli italiani non abbia nessun valido riscontro nel cinema (sempre alla ricerca di nuove idee, tra l'altro...) nostrano. E' un dato di fatto: non esistono grandi film (neppure buoni) sul calcio, se si eccettuano gli impietosi e macchiettistici ritratti delle tifoserie che condiscono alcune rudimentali commediole. Calcio=religione=idelogia è l'equazione universale del popolo sportivo d'ogni dove, un legge intoccabile persino dal cinema che non è mai riuscito a cogliere l'essenza di questo sport, forse per il semplice fatto che non può rendere mito ciò che lo è già. A questa totale sterilità cinematografica tuttavia, fa riscontro una grande ricchezza documentaria, fatta di interviste, biografie e cronache che spesso grazie a trasmissioni televisive di grande interesse, trovano grande riscontro nei dibattiti nazional-calcistici degli italiani. E' questa la sola, vera cinematografia calcistica che possiamo vantare e con ragione esaltare. Perchè fatta da grandi giornalisti e letterati d'eperienza, cultori della "pedata" (come direbbe l'indimenticabile poeta Gianni Brera) capaci di documentare uno sport, una carriera ma soprattutto le vite che le costruiscono e si fanno da queste glorificare o bruciare.

Uno di questi è senz'ombra di dubbio Gianni Minà(Torino,1938), già autore di numerose interviste e reportage su Diego Armando Maradona, che presenta "Non sarò mai un uomo comune - Maradona e la sua vita", intervista (trasmessa da Raidue il 24 maggio 2001) a Maradona nell'anno più drammatico della sua vita, dopo l'ennesima overdose che lo aveva ridotto in fin di vita e il brutale assalto della finanza all'aeroporto di Roma(ci chiediamo: avrebbero allestito la stessa coreografia per notificare un'evasione fiscale a Del Piero, Totti e compagnia bella?), la sera della sua partecipazione ad un programma televisivo.
<< Così questo sorprendente benvenuto e un assedio esasperato nei suoi giorni all'hotel Hillton "come se fossi ancora un giocatore" hanno spinto, una notte, il più famoso giocatore della storia del calcio, a raccontare tutto quello che da tempo aveva nello stomaco su un mondo ipocrita che non gli piace più ma che ancora lo giudica, su un'Argentina che lo preoccupa, su una Cuba che lo tutela, su Che Guevara che considera l'unico eroe nazionale dell'Argentina, su una Fifa obbligata a denti stretti ad accettarlo come campione del secolo davanti a Pelè. E ancora sul perché ha lasciato il calcio, su come ha raccontato alle figlie la sua dipendenza dalla cocaina che lo stava per uccidere prima di compiere quarant'anni e infine sulle sue speranze per il futuro>>
Gianni Minà

Maradona, il più acclamato e criticato giocatore della storia del calcio, l'unico attaccante capace di far passare per proprio, un goal (quello all'Inghilterra, Messico'86) poi, per sua stessa ammissione, attribuito ad una provvidenziale "mano di Dio"...
Gianni Brera aveva a suo tempo ipotizzato che la sola divinità capace di tanto estro fosse Dioniso, nume tutelare dell'ebbrezza della trasgressione, e ne sarebbe stato davvero certo se avesse conosciuto il resto della triste storia di questo genio del pallone incapace di avere un'esistenza "normale". Gianni Minà è il testimone ufficiale di questa vita, forse l'unico portavoce che gli sia rimasto accanto tanto a lungo, fedele, leale confessore di un'esistenza spesso inconfessabile.

Pochi giorni dopo la "plateale" partita d'addio, forse definitivo, al calcio del Pibe de Oro, Gianni Minà presenta un'intervista brutale e sincera per definire questa condizione di "anormalità", questo rimanere a galla nonostante tutto grazie alla famiglia, all'affetto del suo pubblico, a quella celebrità che lo ha reso tanto divino quanto fragile e vulnerabile...
-Senti, Diego, ti è costato lasciare il campo, per tornare a essere un uomo comune?
"Non sarò mai un uomo comune!"
Ricordiamo, sempre di Gianni Minà:
"Anteprima speciale su Maradona".
"Maradona c'est moi" reportage sul viaggio a Cuba e a Parigi per ritirare il pallone d'oro alla carriera nel 1995.
Gianni Minà, ha realizzato documentari anche su Papa Giovanni Paolo II, Fidel Castro, Che Guevara, Rogoberta Menchù, Silvia Baraldini, il subcomandante Marcos, Muhammad Alì e Ronaldo.
Il documentario "Non sarò mai un uomo comune - Maradona e la sua vita" sarà presto disponibile in VHS, distribuito da Feltrinelli.

"Arbitri si nasce? Ci sono disgrazie peggiori, e in ogni caso i genitori non vanno angosciati con l'idea che il loro piccolo potrebbe crescere con un fischietto tra le labbra, in preda all'irresistibile, masochistico impulso che può spingere un individuo in età matura a farsi insultare, minacciare (...) e percuotere da masse di tifosi inferociti"
Gianni Brera

Ogni domenica ci scanniamo per insultarli nel più efficace dei turpiloqui, eppure "l'arbitro" diventa sempre più potente in virtù delle crescenti attenzioni (soprattutto televisive) che gli riserviamo. Così Stefano Modrini ha deciso di realizzare il primo documentario dedicato alla categoria più vituperata "Arbitri", appunto, per dare una risposta ai nostri quesiti, per farci capire cosa porta un ragazzino a scegliere di giudicare, non di giocare. La sua indagine non si sofferma solo sui rappresentanti più insigni delle giacchette nere, come Collina o Cesari ma descrive tutto il mondo arbitrale, soprattutto i settori giovanili e femminili. Si incrociano varie storie, vari inizi. L'iter che crea un giudice imparziale dei campi di gioco, le difficoltà di essere un potenziale "fischietto".
Una realtà mai analizzata, finalmente rappresentata nella sua complessità.
Alla proiezione di "Arbitri", erano presenti in sala, Gianluca Pessotto della Juve, Antonio Asta del Torino e l'ex arbitro Lanese. Rispettata la par condicio...Che derby sarebbe senza arbitro?
Stefano Mordini, nella stessa sezione "Sopralluoghi italiani" presenta anche "Paz '77", documentario su Bologna e sul grande disegnatorre di fumetti Andrea Pazienza.
Stefano Mordini è anche autore di:
"Suicidi letterari" - documentario (2001)
"La fuga dei minori" - documentario (2000)
"La tempesta" - documentario (1998)
"That's thè way" - documentario (1998)
"I ladri" (1995)

Vincenzo Marra
Anche al centro del documentario del giovanissimo e molto promettente Vincenzo Marra (Napoli, 1972) vi è lo sfaccettato mondo del calcio; dopo lo straordinario esordio “neorealista” rappresentato da Tornando a casa (recentemente applaudito a Venezia e non solo) Marra, che è stato in passato fotografo sportivo (oltre che aiuto regista di Mario Martone e Marco Bechis), racconta in Estranei alla Massa (2001) una giornata di sette ultras del Napoli, storicamente una delle tifoserie più “calde” dell’intera Penisola; sullo sfondo vi è il ritratto appassionato di una Napoli dai mille colori e sapori che Marra, trasferitosi a Roma per lavoro, non accenna a voler dimenticare. (R.B.)

O anjo das pernas tortas
Infine ricordiamo il documentario sul mito di Manoel Dos Santos detto "Garrincha" di Paulo Cesar Saraceni (presente al festival anche con "Banda De Ipanema", fuori concorso) autore di un documentario su l'angelo con le gambe storte ("O anjo das pernas tortas" così lo aveva definito il poeta Vinicius de Morales), soprannominato Garrincha, "uccellino malato", un miracolo di giocatore, sopravvissuto alla malattia che da piccolo gli aveva reso una gamba più corta dell'altra, "difetto" grazie al quale poteva vantare un "doppio passo" formidabile in grado di seminare, spiazzandolo, qualsiasi avversario nella sua corsia laterale, che lo ha reso l'ala più forte e fantasiosa della storia del calcio mondiale.

"Manè Garrincha il suo primo dribbling lo ha rifilato a mamma natura, sfruttando in qualche modo i difetti di un fisico che non lo rendevano bello con le gambe e con i muscoli perfetti come quelli di Pelè (...)le gambe di Garrincha erano imperfette, animalesche e istintive, cosi com'era il suo dribbling: animalesco istintivo imperfetto e sublime. Sintesi di velocità e di purezza..."
Gianni Brera
Un grande campione nato dalla povertà del suo paese, dove ritornerà a vivere finiti gli allori di una carriera fulminante e, al contempo, degradante. Un bambinone capace di magie solo con la palla al piede, per alcuni addirittura ritardato, quando alla premiazione del Brasile campione del mondo del '58, è l'unico a non piangere lacrime di gioia, e a chiedere spiegazioni. Al compagno che gli riferisce la vittoria, risponderà "ma la partita di ritorno quando la giochiamo?"
Garrincha, storia di un calcio diverso, povero, ignorante, la faccia nascosta, di una medaglia, quella brasiliana, che andava orgogliosa solo della sua Perla nera, Pelè. Garrincha morì a quarantanove anni, poverissimo, alcolizzato, dimenticato.
Ottavia Da Re
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